L'Intestino Tenue


Nell'uomo l'intestino tenue misura sei metri di lunghezza.
Questo gli permette di offrire una grande superficie, aumentata da innumerevoli sporgenze interne.
Tale superficie consente il metabolismo digestivo finale che compie l'ultima trasformazione degli elementi nutritivi prima che vengano introdotti nel sangue.
Lo smistamento si attua tra l'assimilabile e il non assimilabile, che proseguirà nell'intestino crasso. Tutto ciò che è considerato assimilabile, che passa dalla «dogana», che viene giudicato buono entra nel sangue e nel sistema linfatico. E importante sapere che l'intestino tenue non è semplicemente un «filtro» che lascia passare o meno gli alimenti. Interviene attivamente nella digestione secernendo gli enzimi necessari e svolge un ruolo importante nel «trasporto» di alcuni amminoacidi. E quindi il tramite attraverso il quale si attua finale tra gli elementi che veicola.

Le malattie dell'intestino tenue, diarrea, ulcera e così via, ci parlano delle nostre difficoltà ad assimilare le esperienze, a lasciarle penetrare mi giudicarle. Nel suo ruolo di doganiere, l'intestino tenue lascia passare data informazione e ne respinge un'altra. E il rappresentante fisico della soggettività. I dolori o le malattie dell'intestino tenue possono anche che abbiamo sviluppato troppo la tendenza a giudicare gli eventi e gli altri, a ragionare in maniera eccessiva in termini di bene o di male, di torno o di ragione. 

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L'intestino tenue è situato dopo lo stomaco e si divide in tre parti: il duodeno, il digiuno e l'ileo. Prende parte alla digestione e all'assorbimento intestinale grazie alle secrezioni biliari e pancreatiche che lo penetrano e alla mucosa ricoperta di numerosi villi intestinali che moltiplicano in maniera considerevole la superficie totale di scambio e di assorbimento delle sostanze nutritive con il sangue e la linfa.
Il glucosio, gli amminoacidi, gli acidi grassi a catena corta e il glicerolo passano dal canale intestinale ai vasi sanguigni.
Gli acidi grassi a catena lunga e i trigliceridi (ricostituiti dalla parete degli enterociti dopo la digestione dei trigliceridi alimentari) passano nei vasi linfatici. L'acqua, i sali minerali e le vitamine possono passare in entrambi i tipi di vasi.
I disturbi che colpiscono l'intestino tenue riguardano situazioni che non possiamo accettare, che rifiutiamo (morbo di Crohn), che ci rodono (ulcera del duodeno) o che ci fanno vivere in una situazione di privazione (cancro).

Ulcera dell'intestino tenue.
Può colpire tanto il duodeno quanto l'ileo ed è sovente legata a una rabbia che ci rode perché non si riesce ad accettare una situazione che ci mantiene in un certo stato di privazione. Può essere legata al fatto di vedere la propria madre lasciarsi andare perché ci si occupi di lei mentre abbiamo un sacco di cose da fare; il proprio marito spendere buona parte del salario per ubriacarsi; il proprio figlio oziare tutto il giorno davanti alla televisione invece di cercarsi un lavoro visto che siamo noi a provvedere ai suoi bisogni, o ancora di essere in ristrettezze mentre il partner paga una cifra elevata per gli alimenti della ex moglie che si rifiuta di trovarsi un lavoro.
Vivo ogni giorno una situazione che mi costringe a privarmi e che mi fa provare un senso di frustrazione e di rabbia?
È possibile che io non abbia accettato la spartizione dell'eredità di famiglia?

Tumore dell'intestino tenue.
E' quasi sempre collegato a grandi ansie per il denaro, perché è con esso che ci si può procurare il cibo e ciò di cui si ha bisogno per vivere.
Ho passato momenti di grandi preoccupazioni finanziarie e paura di mancare del necessario?
Ho vissuto una situazione che considero ignobile?

Duodeno.
Riceve la poltiglia di alimenti semi-digeriti, chiamata chimo, proveniente dallo stomaco. I problemi al duodeno hanno a che fare con emozioni legate a una diminuzione di soldi, che può riguardare un indebitamento, alimenti da pagare, un'eredità o ciò che doveva spettarci dopo un divorzio.

Dolore al duodeno.
Ho paura di trovarmi in ristrettezze se mi indebito nell'acquisto di quest'auto o di questa casa?
Ho paura di dover assicurare le necessità di questa persona?

Morbo di Crohn o Ileite.
Patologia dell'intestino tenue che colpisce in modo particolare l'ileo, caratterizzata da un'infiammazione acuta, cronica, necrotizzante e cicatrizzante. Le persone che soffrono del morbo di Crohn spesso, per sentirsi amate, si sentono obbligate a rispondere a ciò che i loro cari si aspettano da loro, e ciò le porta a oscillare tra sottomissione e ribellione.
Ho vissuto o vivo una situazione famigliare che mi fa provare molta rabbia o un senso di ribellione perché mi sento costretto a rispondere ad aspettative che ledono la mia libertà?

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Con la diarrea, la dissenteria e altre affezioni che riguardano l'intestino tenue ci troviamo in una situazione contraria a quella della stipsi. Non tratteniamo più, anzi. I rifiuti non sono più densi, bensì liquidi, acidi, brucianti. Questo carattere "liquido e sfuggente" comunica che la persona non assimila. Le sostanze nutritive non oltrepassano la barriera dell'intestino tenue e vengono inviate direttamente al colon, tanto che anche quest'ultimo è infiammato (enterocolite, infezioni intestinali).
Ci troviamo in presenza di una persona che ha difficoltà ad assimilare, ad accettare quanto giunge dall'esterno. I vissuti, le esperienze e le situazioni incontrate ci turbano, mentre le emozioni si mescolano in maniera confusa con i fatti e con la realtà. Questo groviglio interiore a volte si traduce in uno stato infiammatorio (enterite, enterocolite) che indica la presenza di irritazioni, collera repressa e, a causa dello stato infettivo, di una responsabilità esterna. A differenza della gastroenterite, che contraddistingue una difficoltà a digerire, enterite ed enterocolite indicano una difficoltà ad assimilare, ad accettare, a lasciar penetrare in noi.
Tale difficoltà può essere dovuta a una saturazione, a un eccesso di informazioni, di dati, di vissuti, di emozioni oppure a una paura viscerale di ciò che, a noi ignoto, può giungere dall'esterno; temiamo che penetri in noi, che ci impregni. Sta a noi capire se occorre ridurre il ritmo, allentare la pressione sul bisogno di sapere o di avere oppure se dobbiamo rassicurare noi stessi in merito a quanto proviene dall'esterno, permettendoci così di gestirlo meglio.
Nei casi più gravi, l'affezione degenera in malattia di Crohn. Questa infiammazione della parte terminale dell'intestino tenue, poco prima dell'intestino crasso, rischia di presentare una grave evoluzione dolorosa e infettiva. Riguarda sempre persone stressate e con un atteggiamento di fuga/protezione/ dominio nei confronti del mondo esterno. È interessante constatare che permettendo a questi individui di rilassarsi, i sintomi si placano da soli. Il miglioramento dura fintanto che la persona non ricade nelle trappole dello stress e del modo di viverlo. L'accettazione di un livello inferiore di pretese verso se stessa e gli altri può aiutarla parecchio.
L'ulcera duodenale. 
Il significato si associa a quello dell'ulcera gastrica. Il duodeno è la parte dell'intestino tenue ubicata all'imboccatura inferiore dello stomaco. È la parte del corpo che per prima riceve gli alimenti digeriti così come sono, per poi suddividere le sostanze nutritive che entreranno o meno nel sangue. Allorché lo stomaco prolunga oltremodo il lavoro e "rumina" troppo, gli acidi prodotti per scindere gli elementi diventano più copiosi. Questo eccesso genera gradualmente un'ulcerazione gastrica o duodenale.
Ci troviamo di conseguenza in presenza di una persona la quale rumina certamente troppo a causa dell'eccessivo rimuginio, ragion per cui produce dentro di sé dell'acidità (collera, rancore, rimpianti, emozioni negative). Cionondimeno, contrariamente all'ulcera gastrica, a essere chiamato in causa non è lo stomaco, bensì l'intestino tenue, cioè quella parte del corpo dalla quale le sostanze nutritive possono penetrare in noi. Tale patologia pertanto non assume il semplice significato di rimuginio o di inquietudini. A esso si aggiunge infatti un concetto che mostra come l'individuo, rimuginando le emozioni negative, si impedisca di integrare, di trarre vantaggio dalle esperienze. Questo processo avviene con dolore e talvolta con violenza; il dolore a volte ha l'effetto di far contrarre l'intestino tenue, costringendolo così a evacuare pii velocemente oppure, al contrario, a impedire il transito. È quindi chiaro l'impedimento a vivere o a trarre beneficio dai vissuti. Delle situazioni in genere materiali o professionali l'individuo in questione ha certamente la tendenza a vedere, prendere in considerazione o capire soltanto ciò che non va, che non gli aggrada, non lo soddisfa. Non si rende conto che a impedirgli di gustarsi la vita è in larga misura questo stato latente d'insoddisfazione.

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L'intestino è la porzione del tubo digerente che va dal piloro all'ano; se ne distinguono due segmenti anatomici principali: intestino tenue e intestino crasso (cieco, colon e retto). 
Rappresenta la nostra capacità di assorbire e di rilasciare, di lasciar andare. 
I problemi all'intestino, di conseguenza, riguarderanno paure (di far dispiacere, di mancare di qualcosa) e convinzioni che ci inducono alla ritenzione (stitichezza, gas intestinali) o alla non-accettazione, alla rivolta che ci fa rifiutare ogni cosa (diarrea, morbo di Crohn).
Ci si può anche sentire prigionieri in una situazione (diverticolite) oppure avere l'impressione di "farsi il culo" senza approdare a nulla (ragadi anali).
L'intestino tenue è formato da tre parti: il duodeno, l'intestino digiuno e l'ileo. Le vie biliari e pancreatiche penetrano nell'intestino all'altezza del duodeno. La sua mucosa è costituita da villi che ne moltiplicano considerevolmente la superficie totale di scambio e di assorbimento delle sostanze nutritive. I problemi al tenue riguardano situazioni che non riusciamo ad accettare, a cui ci ribelliamo, che rifiutiamo (morbo di Crohn), o situazioni che ci rodono dentro (ulcera duodenale) o una gran paura di morire di fame (cancro). 

Duodeno 
E' la prima parte dell'intestino tenue. E il ricettore di due importanti canali, uno proveniente dal pancreas, che porta il succo pancreatico, e l'altro, il coledoco, che porta la bile. E qui che ha termine la digestione. 
Ulcera duodenale. 
Corrisponde a una situazione inaccettabile ma che continuiamo a dover vivere. 
Vivo quotidianamente qualcosa di orripilante? 

Ileite o morbo di Crohn. 
Questa affezione dell'intestino tenue riguarda in particolare l'ileo. E caratterizzata da un'infiammazione acuta o cronica necrotizzante e cicatrizzante. Chi soffre del morbo di Crohn spesso si disprezza ma, contemporaneamente, attira a sé persone dalle quali si sentirà dominato e disprezzato, cosa che lo spinge alla rivolta. Spesso ha difficoltà a prendere il posto che gli compete, sia perché si sottomette per paura di scontentare qualcuno, sia perché ha un moto di rivolta interiore. In entrambi i casi prova collera. 
Mi sono trovato in una situazione che mi manda in collera intensamente, o che trovo cosi inaccettabile da provare un senso di ribellione?

Cancro dell'intestino tenue. 
Il cancro all'intestino tenue è quasi sempre collegato a grande inquietudine rispetto al denaro, perché è con quello che possiamo procurarci il cibo e ciò di cui abbiamo bisogno per vivere. 

Ileo.
La maggior parte dell'assorbimento dei nutrimenti utili si svolge nell'ileo prima che si passi nel cieco dell'intestino crasso.
Tumore all'Ileo: mi sono forse sentito espropriato di ciò che avevo impiegato anni a guadagnare?

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La floriterapia appartiene alla grande famiglia della medicina psicosomatica. Il professor Rocco Carbone, docente di Medicina naturale dell'Università degli Studi Guglielmo Marconi, ci svela quali sono le proprietà dei Fiori di Bach e in che modo aiutano a vivere meglio.


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