Le quattro ipotesi dei Fiori di Bach



I Fiori di Bach costituiscono una medicina con ipotesi, regole
di applicazione clinica e risultati osservabili. Queste ipotesi,
insieme a quelle di Burr, Bowlby e Langer ci portano a
concludere  che gli stati mentali sono il segno cosciente di un
certo stato dell’organismo e che non vi è relazione di causa-effetto,
ma un unico processo energetico, localizzato nella coscienza.
All’osservazione clinica notiamo che i fiori agiscono sulla coscienza
e non solo sulla consapevolezza. Il paziente è un sistema e il fiore
dovrà essere prescritto indipendentemente da dove verrà percepito.
Questa medicina richiede che il terapeuta sviluppi l’intuizione e una
profonda comprensione degli stati mentali.
I fiori sono un potente mezzo di trasformazione, una medicina evolutiva,  se con evoluzione intendiamo un ampliamento della coscienza.

La floriterapia di Bach ha le caratteristiche di una medicina e in quanto tale ha le sue ipotesi, le sue
regole  di applicazione clinica ed i suoi risultati osservabili. Molti colleghi suppongono, dal momento
che ho lavorato intensamente con questi rimedi nella pratica psichiatrica, che abbia scoperto molte
cose a proposito dei fiori in questi ultimi anni, preferisco spiegarvi quali sono state le ipotesi di
partenza quando lavoravo con i fiori e le osservazioni cliniche che ho man mano messo a punto.

 
 
Le quattro ipotesi di Bach in cui ho trovato supporto per applicare i Fiori:

La prima  dice: “... la malattia è immateriale nella sua origine”, cioè ha origine nel campo
energetico umano (campo energetico già prospettato da altre medicine come l’Omeopatia,
l’Antroposofia, l’Agopuntura, ecc.) e la cui esistenza è stata dimostrata definitivamente con metodi
positivi dagli esperimenti di Harold Saxton Burr, neuroanatomico dell’Università di Yale, compiuti
tra il 1935 e il 1946. Negli anni ‘70 Burr pubblica il suo libro “Blueprint for Immortality” di cui cito
questo paragrafo: “... ci sono strumenti che rivelano che l’uomo e tutte le forme viventi sono
organizzati e controllati da campi elettromagnetici che possono essere misurati e topograficamente
riconosciuti con precisione. Pur essendo più complicati sono della stessa natura dei campi più
semplici  conosciuti dai fisici moderni. Ubbidiscono alle stesse leggi. Simili ai campi dei fisici, formano
parte dell’organizzazione dell’universo e sono influenzati dalle vaste forze dello spazio.
Questi campi elettrodinamici sono invisibili e intangibili ed è difficile visualizzarli, ma possono
avvertirci attraverso le alterazioni della forma, prima dei sintomi reali”.
Ravits, prestigioso allievo di Burr, ha realizzato studi sui campi definiti così da Burr,
Life Fields, campi vitali) nella patologia mentale e in soggetti sotto ipnosi.
Riferisce: “Tanto l’attività emotiva quanto gli stimoli coinvolgono la stessa energia.
Emozione è equiparabile a energia”.
L’emozione è  l’espressione di uno stato energetico dell’organismo. Non esiste una relazione
di causa-effetto tra l’emozione in squilibrio e patologia ma esse sono correlate.

La seconda:  la malattia è il risultato di un conflitto tra l’anima e la personalità.
Ciò si esprime in termini energetici attraverso una differenza vibrazionale tra il corpo fisico-emotivo,
da un lato, e quello spirituale dall’altro, manifestandosi come conflitto a livello psichico.
La terza: è la comprensione dell’unità di tutte le cose. Questa è una classica ipotesi esoterica
che hanno sostenuto i mistici di tutti i tempi e di tutte le culture, e forse i fisici moderni.
Burr afferma lo stesso concetto quando dice che i campi  sono una parte dell’organizzazione
dell’universo e sono influenzati dalle vaste forze dello spazio.
Questo significa che anche se abbiamo la sensazione di essere separati, di vivere nel mondo della
“luce frantumata” come viene detto nei Rig-Veda, siamo legati energeticamente all’universo.

La quarta: “La mente é la parte più delicata e sensibile dell’organismo,
in essa compaiono più chiari che nel resto dell’organismo la genesi e lo svolgersi della malattia.
Si utilizza, dunque, l’osservazione della mente come guida per conoscere i rimedi necessari”.
L’emozione o stato mentale è  per Bach il fenomeno e non la causa della patologia.
Non mi ammalo al fegato perché provo odio: l’odio è l’indizio visibile di una alterazione
alterazione energetica invisibile (fatta eccezione per il veggente), che lega il fegato da un lato
e l’odio nella coscienza dall’altro. L’odio è la punta dell’iceberg.
Questa ipotesi di Bach è coincidente con quella di Burr: emozione equivale a energia.
Coincide anche con ciò che dice Bowlby.  uno psicanalista inglese, ormai deceduto,
con cui ho studiato a Londra e che è stato mio maestro. Bowlby quando si riferisce nell’ambito
della sua teoria dell’attaccamento agli affetti, ai sentimenti, e alle emozioni, dice citando il filosofo
delle scienze Susan Langer:

“Le emozioni sono la valutazione intuitiva che opera il soggetto di uno stato
dell’organismo, degli impulsi che lo portano ad agire e delle situazioni ambientali
che affronta. Il fenomeno comunemente descritto come sentimento consiste in realtà nel
fatto che l’organismo sente qualcosa, cioè “qualcosa” viene sentito. Ciò che è sentito è un
processo all’interno dell’organismo”.
Questa linea di pensiero, dice Bowlby, ci conduce al nucleo della concezione di Langer:
“Il fatto di venire sentito è una fase del processo stesso”.
Quindi,  le emozioni o stati mentali nel lessico di Bach (che oggi verrebbero chiamati stati
di coscienza) sono il correlato nella coscienza, visibili all’osservatore, di uno stato dell’organismo, o,
nei termini di H. Burr di uno stato energetico della forma.
Sia per Langer che per Bach e Burr non esiste una relazione di causa-effetto tra emozione
in squilibrio nella coscienza e un determinato stato patologico. È invece un processo unico,
energetico,  visibile solo nella coscienza.
 
 
Mi sono soffermata su queste ipotesi, mi scuserete, perché la non comprensione di
ciò che è una emozione è la causa responsabile del fatto che i Medicinali di Bach non
siano stati considerati come una medicina in  quanto tale.
Questi concetti sono noti nell’ambito della scienza, i medici e coloro che usano il sistema
Bach,  considerano l’emozione un qualcosa che si sovrappone all’organismo senza essere parte
di esso. Per cui all’organismo malato si applicano certe medicine mentre per le emozioni, come se
esse fossero una cosa aggiunta, i Fiori. Questa posizione è erronea.
Nel farci guidare dall’emozione in squilibrio vogliamo agire su tutto l’organismo attraverso i
medicinali floreali. Quando parlo di organismo, mi riferisco sia al corpo fisico che a quello
energetico.

Per concludere, sono le modificazioni della sfera spirituale che si osservano nelle persone che
assumono i Fiori di Bach  la cosa più sorprendente di questa medicina.
I pazienti sono più liberi, perdono la frivolezza, abbandonano le cose superflue della vita, sviluppano
la loro intuizione e non sono tanto attaccati ai valori materiali.
Il fatto che i Fiori di Bach agiscano modificando la vibrazione della nostra base energetica
e quindi amplifichino la coscienza e cambino la condotta è una potente arma di trasformazione e
cambiamento


Fonte: LA MEDICINA DI BACH: UNA MEDICINA DELLA COSCIENZA
Indirizzo dell’Autore:
Dr.ssa Maria Luisa Pastorino
Specialista in Psichiatria
Arenales 3396
1425 BUENOS AIRES
ARGENTINA



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La floriterapia appartiene alla grande famiglia della medicina psicosomatica. Il professor Rocco Carbone, docente di Medicina naturale dell'Università degli Studi Guglielmo Marconi, ci svela quali sono le proprietà dei Fiori di Bach e in che modo aiutano a vivere meglio.



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